Dieci Minuti
In un momento di estrema incertezza tendiamo a rifugiarci nelle cose che abbiamo più certe: i nostri comportamenti sicuri, le nostre strade già percorse, comuni e consuete, le persone di sempre, i volti noti, i gesti meccanici, i passi già percorsi.
La paura e l’incertezza generano chiusura, paura ed incertezza sono “passioni tristi” ce lo diceva già Spinoza, un filosofo del ‘ 600. La paura nasce quando temiamo qualcosa che potrebbe verificarsi e creare tristezza, dolore, sofferenza. Ma, naturalmente, non siamo certi che ciò si verificherà realmente. Ed è allora che ci chiudiamo in noi stessi incapaci di espanderci, incapaci di creare nuove relazioni, di fare progetti.. per queste cose ci vuole speranza ed oggi ce n’è poca.
Accade adesso a scuola: i docenti fanno davanti allo schermo quello che sanno fare meglio, quello che è diventato spesso un gesto meccanico, un po’ come guidare una macchina, come andare in bicicletta, una lezione frontale, una spiegazione in vista di un compito o di un’interrogazione…routine, abitudini e per questo rassicuranti.
Parallelamente anche gli studenti fanno quello che sanno fare meglio: ascoltare passivamente, ripetere, annoiarsi davanti ad uno schermo è la cosa più rassicurante. La noia stessa è rassicurante, la noia è, infatti, un’emozione del presente, è un presente che non passa. Abbiamo bisogno del futuro, abbiamo bisogno di quella speranza capace di opporsi alla paura, anche a scuola, anche nei gesti quotidiani della scuola, abbiamo bisogno di progetti, ed in fondo pro – jectum significa proprio gettarsi in avanti, pensare il domani.
Che fare allora? Forse occorrerà proprio partire da questo, fare un’operazione chirurgica sul nostro modo di pensare, imporci ogni giorno di fare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo capace di gettarci nel futuro.
C’è un libro di qualche anno fa di Chiara Gamberale intitolato dieci minuti dove la protagonista tutti i giorni, per un mese, per tornare ad affrontare la vita, comincia a utilizzare dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere.
Proviamoci, come studenti, come docenti, in ogni lezione, in ogni attività chiediamo, pretendiamo sempre di fare per dieci minuti una cosa nuova mai fatta prima: un nuovo autore, una nuova poesia, una nuova metodologia, una nuova domanda, un nuovo…dieci minuti per riprenderci la scuola e il futuro.
Articolo molto interessante e stimolante! Non fermiamoci mai, non smettiamo mai di creare cose nuove perché è dalla creatività che nasce la migliore espressione di noi stessi!
RispondiEliminaChe bella riflessione stimolante, lo voglio fare :) da oggi
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